mercoledì 15 febbraio 2012

UNA DOTE DI CURA PER I NON AUTOSUFFICIENTI da lavoce.info

di Sergio Pasquinelli

Col passare degli anni, l'indennità di accompagnamento è divenuta un'integrazione ai redditi degli anziani, usata in larga misura per pagare le badanti. E il suo costo è lievitato fino ai 13 miliardi del 2011. Meglio sarebbe una Dote di cura che permetta di graduare l'importo in base ai livelli di non autosufficienza e di disponibilità economica, con un controllo sugli utilizzi. La scelta tra ricevere una somma senza necessità di rendicontazione o disporre di un budget individuale per i servizi pubblici o privati accreditati.
L’indennità di accompagnamento, provvidenza rivolta a invalidi civili totalmente inabili, nacque nel 1980. Passata indenne i recenti, pesantissimi tagli al sociale, la sua storia rispecchia quella del paese: con un’utenza anziana sempre più preponderante, che ha raggiunto i quattro quinti del totale, è divenuta un’integrazione ai redditi familiari tout court, usata in larga misura per pagare le badanti, molto spesso in nero. (1)
Negli anni, la misura ha raccolto la “pressione” montante di domanda senza risposte, o con risposte limitate, nel sistema dei servizi territoriali, un sistema ancora circoscritto e penalizzato dai recenti tagli. Il suo costo è così lievitato fino ai 13 miliardi di euro di quest’anno.
Nel recente documento “Disegniamo il welfare di domani”, promosso dalla rivista Prospettive Sociali e Sanitarie e da un gruppo di esperti, abbiamo proposto di trasformare l’indennità di accompagnamento per gli anziani over 65 in una Dote di cura. (2)


LA PROPOSTA

La Dote di cura va incontro a tre necessità condivise da molti osservatori: (a) graduare l’importo (ora fisso di 487 euro mensili) in relazione a livelli diversi di non autosufficienza e di disponibilità economica; (b) non lasciare sole le famiglie con i soldi ricevuti; (c) controllare l’uso delle risorse erogate.
La Dote di cura costituisce un diritto esigibile e uniforme su tutto il territorio nazionale, come l’indennità di accompagnamento. La proposta tuttavia declina l’universalismo in modo selettivo, dati i vincoli di bilancio entro cui ci troviamo. La sua platea corrisponde a quella dell’indennità di accompagnamento, ma questa viene distinta per gradi diversi di non autosufficienza e relativi carichi di cura, attualmente assai difformi nei percettori dell’indennità, nonché per capacità di spesa del singolo anziano e della sua famiglia, adottando lo strumento dell’Isee. (3)
E soprattutto, con la Dote di cura viene data la possibilità di scegliere tra ricevere una somma di denaro senza necessità di rendicontazione e il corrispettivo di un budget individuale utilizzabile per fruire di servizi pubblici o privati accreditati, compresi ricoveri in residenza e interventi di badanti accreditate.
La seconda possibilità – ossia il corrispettivo di una somma unicamente utilizzabile per fruire di servizi di assistenza – è orientata a favorire l’occupazione qualificata in questo settore ed è incentivata attraverso importi pari al doppio rispetto a somme su cui non si chiede rendicontazione (a parità di caratteristiche del bisogno), con valori che oscillano tra i 250 e i mille euro mensili. (4)
La gestione della Dote di cura è in capo alle Regioni. Questa scelta è sostenuta dall’esigenza di legare la prestazione monetaria a interventi di informazione, orientamento, sostegno diretto di cui molte famiglie e anziani hanno bisogno. Le Regioni avranno responsabilità di spesa e di integrazione nel sistema dei servizi. L’assegnazione della Dote richiede infatti un percorso assistenziale, azioni di informazione e accompagnamento che solo una rete territoriale di servizi può garantire. Peraltro, molte Regioni sono già attrezzate per farlo. Altre dovranno rafforzarsi in termini organizzativi e professionali.

QUANTO COSTA?

Si tratta di una riforma a costo zero, a disponibilità invariate. Una simulazione dei costi complessivi della Dote di cura dimostra infatti che non comporta risorse aggiuntive rispetto a quelle oggi impiegate per l’indennità di accompagnamento. (5) Le risorse vanno ripartite tra le Regioni con opportuni vincoli di spesa, prevedendo che una specifica quota venga destinata al necessario potenziamento della rete dei servizi locali. La ripartizione tra le Regioni dovrà seguire l’obiettivo di ridurre gli attuali disequilibri territoriali, utilizzando adeguati indicatori di bisogno anziché di spesa storica, come già suggerito da Luca Beltrametti. (6)
La proposta prende le distanze da una logica di riforma tesa al risparmio, che guida la recente delega assistenziale (Ddl n. 4566 recante “Delega al Governo sulla riforma fiscale e assistenziale”) che pure tratta l’indennità di accompagnamento come materia suscettibile di modifiche.
La nuova misura viene graduata in base alla capacità di spesa dell’anziano e dei suoi familiari. L’importo mensile può ridursi fino ad assottigliarsi di molto nella fasce superiori di reddito, mentre aumenta man mano che si scende verso valori Isee più bassi. La somma algebrica dei risparmi verso l’alto e dei maggiori costi verso il basso è vicina allo zero, o al più portare limitati risparmi, totalmente da reinvestire nel potenziamento della rete dei servizi, con particolare riferimento a Regioni e territori più deboli.
Infine, la nuova misura dovrebbe collegarsi ai vari assegni di cura e voucher sociali che sono andati moltiplicandosi in diverse Regioni. Con meccanismi di premialità per le Regioni che integreranno la nuova misura con i propri interventi. Andando incontro alle legittime esigenze di riduzione della complessità a carico delle famiglie.



(1) È diventata la principale misura di sostegno ai non autosufficienti, se ne avvalgono 1,4 milioni di anziani, più di uno su dieci.
(2) Il documento è stato elaborato da un gruppo coordinato da Emanuele Ranci Ortigosa e composto da Paolo Bosi, Maria Cecilia Guerra,  Francesco Longo, Valerio Onida, Alberto Zanardi e dai ricercatori dell’Istituto per la ricerca sociale: Ugo De Ambrogio, Daniela Mesini, Manuela Samek Lodivici , Stefania Stea e da chi scrive. La versione integrale del documento è in uscita sul numero 20-21/2011 della rivista, uscito a dicembre 2011. Una sua sintesi è disponibile sul sito http://pss.irsonline.it/convegnowelfare/documento.html.
(3) La valutazione del grado di non autosufficienza e del carico di cura dovrà dotarsi di strumentazioni adeguate alla popolazione anziana fragile.
(4) S. Pasquinelli, “Qualificare il lavoro privato di cura” in La Rivista delle Politiche Sociali, n. 2, 2011.
(5) Per una simulazione dei costi si rinvia al documento integrale su Prospettive Sociali e Sanitarie n. 20-22/2011.
(6) L. Beltrametti, “Politiche per la non autosufficienza: una riforma possibile”, in Neodemos.it, 6 maggio 2010.


Fonte:  lavoce.info 

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